Ragadi

Possono formarsi agli angoli della  bocca, dietro l’orecchio, intorno al  capezzolo, nella regione  anale, in qual caso si parla di  ragade anale.

Ragadi anali

Le ragadi sono piccole ma profonde erosioni cutanee, che possono interessare varie regioni corporee ed in particolare gli orifizi, come la  bocca  e l’ano.

Nello specifico, la ragade anale è un piccolo “taglietto” che si crea sull’omonima apertura, a causa di un’eccessiva dilatazione durante il passaggio delle feci. In questa sede la presenza di abbondanti terminazioni nervose rende il disturbo particolarmente irritante e doloroso. Le fitte si fanno più intense al momento della  defecazione, soprattutto quando vengono espulse  feci dure e voluminose  che, per attrito, favoriscono la lesione delle pieghe anali. Oltre ad aggravare questo fastidioso disturbo, la  stitichezza  rappresenta anche uno dei principali agenti casuali.

Considerata la diffusione del problema  stipsi, non deve quindi sorprendere che le ragadi anali costituiscano un’affezione frequentemente riscontrata nella pratica proctologica.

Quali sono le cause?

Principali fattori predisponenti:

  • la  stitichezza, con tutte le sue conseguenze, è causa determinante delle ragadi anali. Oltre alla consistenza delle feci bisogna infatti prendere in considerazione altri fattori, come l’abuso di  lassativi  o il ricorso a manovre digitali per favorire l’evacuazione;
  • diarrea: quando la  peristalsi intestinale  è particolarmente veloce, il riassorbimento di acqua,  elettroliti  e di una piccola parte di nutrienti è incompleto. L’insieme di queste sostanze conferisce un pH alcalino alle feci, che risulta particolarmente lesivo per la mucosa anale. Quando la diarrea è frequente, per cause patologiche o per l’abuso di lassativi, il canale anale tende a restringersi. In simili situazioni l’improvviso passaggio di feci dure e voluminose, rappresenta un ulteriore insulto alla  mucosa  anale;
  • coito anale ed altre pratiche sessuali incentrate sull’inserimento di oggetti o parti corporee nell’orifizio anale;
  • ridotta igiene personale.

La presenza di ragadi causa uno spasmo dello sfintere anale interno, il cui controllo, a differenza di quanto avviene per l’anello più esterno, è indipendente dalla volontà  dell’individuo. Tale condizione contratturale è responsabile della cronicizzazione del disturbo, perchè, oltre a impedire la normale e fisiologica dilatazione dell’ano, ne ostacola l’afflusso di sangue e con esso la possibilità  di guarigione spontanea.

Quali sono le cure?

Uno dei pochi aspetti positivi delle ragadi anali riguarda la relativa facilità  con cui il disturbo si risolve in un discreto numero di casi. Le lesioni più superficiali possono infatti guarire spontaneamente nel giro di pochi giorni.

Se così non fosse il primo approccio alla patologia prevede il ricorso a integratori di fibre e blandi lassativi, accompagnati da abbondanti quantità  d’acqua.

Il ricorso a questi supplementi dietetici deve, ovviamente, essere preceduto da una chiara indicazione medica. In ogni caso, è bene iniziare la terapia con cauta gradualità , per evitare che un eccessivo effetto lassativo si traduca in diarrea, peggiorando il problema.
Bagni tiepidi e  pomate  anestetiche hanno invece lo scopo di tenere sotto controllo il dolore e favorire l’allentamento dello  sfintere  anale interno.

I lavaggi con acqua tiepida, pur essendo efficaci nel ridurre lo spasmo sfinteriale, danno un sollievo soltanto momentaneo e devono pertanto essere ripetuti con una certa frequenza. Da non sottovalutare la possibile efficacia di  farmaci ansiolitici, per evitare che stress e tensioni quotidiane finiscano col scaricarsi sul “secondo cervello intestinale”.
Qualora lo  sfintere  anale interno rimanesse pesantemente contratto, il medico può consigliare il ricorso ai  dilatatori anali. In molti casi il loro utilizzo regolare consente infatti un lento recupero dell’elasticità  sfinteriale.
Qualsiasi sia la reale entità  del disturbo, la  regolarizzazione dell’intestino  è sempre e comunque un fattore essenziale per favorire la guarigione delle ragadi anali.

Ragadi alle dita

La pelle secca è un disturbo  molto diffuso a tutte le età  e di norma  non è un problema grave, anche se può rappresentare un grosso fastidio ed essere antiestetica, generando linee sottili, rughe e ragadi sulle dita delle mani.

Quali sono le cause?

La pelle diventa secca quando perde troppa acqua o lipidi (grassi) e le ragadi possono quindi colpire  chiunque; il fattore ambientale che più di tutti incide è l’esposizione a temperature estreme (troppo calde o troppo fredde) in assenza di sufficiente umidità , per questo spesso il disturbo peggiora d’inverno e migliora d’estate alle nostre latitudini. D’estate un effetto simile è causato dall’esposizione eccessiva ad ambienti con aria condizionata.

Alcuni soggetti hanno maggiori probabilità  di avere la pelle secca e quindi di essere soggetti al disturbo, per esempio per motivi di:

  • Età : invecchiando, la pelle diventa più sottile e più secca. A partire dai 40 anni, molte persone hanno bisogno di un buon idratante applicato quotidianamente.
  • Clima: la stagione invernale, fredda e secca, è spesso quella più a rischio,
  • Malattie della pelle: soggetti che da bambini hanno sofferto di  dermatite atopica  (eczema) tendono poi ad avere la pelle secca. Anche la  psoriasi  causa un’estrema secchezza della pelle.
  • Occupazione: infermieri, parrucchieri e soggetti che di mestiere immergono spesso le mani in acqua. Ciò può rendere la pelle secca, rugosa e screpolata.
  • Nuoto: alcune piscine contengono nell’acqua sostanze  che possono seccare la pelle.

Quali sono i sintomi?

La pelle appare  disidratata, irritata e infiammata; al tatto si presenta ruvida, squamosa, a volte dolorosa e con prurito; nelle situazioni più gravi appare un intenso arrossamento e possono comparire ragadi e tagli con presenza di sangue.

Si può infine avvertire una sensazione di tensione della pelle.

Benchè la pelle sia secca soprattutto in corrispondenza di braccia e gambe, ci possono essere variazioni individuali e soggetti predisposti sviluppando quindi fastidiosi tagli sui polpastrelli (ragadi) che possono impiegare settimane a guarire, tempo durante il quale esce sangue e causano un intenso fastidio e dolore durante le attività  quotidiane.

Quali sono le cure?

  1. Evitare che bagni e docce peggiorino lo stato della pelle. Se la pelle è secca, assicurarsi di:
    • Chiudere la porta del bagno
    • Limitare la durata di doccia o bagno a 5 – 10 minuti
    • Usare acqua tiepida invece che calda
    • Lavarsi con un detergente delicato, non profumato
    • Usarne a sufficienza per rimuovere sporcizia e grasso, ma evitare di eccedere al punto di vederne uno strato spesso
    • Tamponare delicatamente la pelle con un asciugamano
    • Spalmarsi l’idratante immediatamente dopo aver asciugato la pelle.
  2. Applicare l’idratante immediatamente dopo essersi lavati. Unguenti, creme e lozioni (idratanti) agiscono intrappolando l’umidità  esistente sulla pelle. Per intrappolare questa fondamentale umidità , è necessario applicare l’idratante entro pochi minuti da:
    • Essersi asciugati dopo una doccia o un bagno
    • Essersi lavati faccia o mani
  3. Usare un unguento o una crema invece di una lozione. Unguenti e creme sono più efficaci e meno irritanti delle lozioni. Cercare una crema o un unguento a base di oli come l’olio di oliva o di jojoba. Anche il burro di shea funziona bene. Altri ingredienti che aiutano ad ammorbidire la pelle secca sono acido lattico, urea, acido ialuronico, dimeticone, glicerina, lanolina, oli minerali e petrolato.

Ragadi al seno

Le ragadi al seno sono piccoli taglietti a bordo netto, più o meno profondi, che interessano il  capezzolo  e l’areola che lo circonda.

Quali sono le cause?

Le Cause comuni di ragadi al seno:

  • inadeguata igiene del seno
  • sbagliato attaccamento del bambino

Assai comuni durante le prime settimane di  allattamento, specie nelle primipare, le ragadi al seno si presentano come  screpolature  piuttosto dolorose, soprattutto durante la suzione. Questi piccoli taglietti diventano un problema importante quando provocano un dolore di intensità  tale da scoraggiare l’attaccamento del bimbo al seno, privandolo così dell’alimento più raccomandabile per la sua crescita.

Inoltre, le ragadi del capezzolo possono rappresentare una via di ingresso per i  batteri, con possibile infezione delle ghiandole mammarie (mastite), specie in caso di mancato allattamento o ingorghi.

Quali sono le cure?

Per prevenire le ragadi al seno è molto importante un’accurata igiene dello stesso.

  • Prima della poppata le mani andranno adeguatamente deterse con acqua tiepida. Per pulire i  capezzoli, evitare il sapone o altri detergenti aggressivi, ricorrendo eventualmente ai comodi fazzolettini specifici per la sua detersione (accertarsi che i componenti siano naturali e che non necessitino di risciacquo, verificare inoltre l’assenza di tensioattivi che seccano la pelle o di profumi che potrebbero modificare l’odore naturale del seno e disturbare il bambino). L’ideale è utilizzare acqua bollita ed una garza sterile per detergere delicatamente l’area di poppata, con movimenti che vanno dal capezzolo verso l’areola.
  • Al termine della poppata asciugare i capezzoli all’aria oppure tamponarli senza sfregare. Questa operazione è importante per evitare la macerazione della pelle causata dall’indossamento del reggiseno a capezzolo ancora umido; eventualmente, dopo la poppata, i seni possono essere coperti con delle coppette assorbenti e traspiranti, da cambiare appena inumidiscono.
  • Non serve lavare il seno più di una volta al giorno, nè usare saponi o strofinarlo fortemente con un asciugamano. L’acqua ed i detergenti, infatti, rimuovono i grassi naturali protettivi della  pelle  e possono  seccarla  e renderla più soggetta ad irritazioni e screpolature.
  • Far uscire dolcemente qualche goccia di latte dal seno, e spargerla intorno al capezzolo, può essere d’aiuto sia prima della poppata, per ammorbidire l’areola, che al termine della stessa, per favorire la cicatrizzazione di eventuali fessurazioni.
  • Per la cura ed il trattamento di irritazioni che possono trasformarsi in ragadi dolorose, molti esperti sconsigliano il ricorso a pomate o a lozioni medicinali specifiche, che potrebbero irritare la pelle senza portare reali vantaggi, ma anche conferire al latte un sapore sgradevole. Generalmente, per prevenire la formazione delle ragadi al seno, si utilizzano oli vegetali, come quello di mandorle dolci o di iperico.